Progettare città più fresche, vivibili e giuste per tutti è possibile. E dobbiamo farlo ora.
15 Ottobre 2026
Il caldo non è uguale ovunque, né per tutti. Dalle immagini termografiche di Michele Lapini alle simulazioni microclimatiche di PROAMBIENTE, un percorso tra fotografia e ricerca per raccontare le disuguaglianze climatiche e progettare città più fresche, vivibili e giuste per tutti.
Alle tre del pomeriggio, una città può contenere due estati diverse a cinquanta metri di distanza. Da una parte un viale alberato, dall'altra una piazza senza ombra. Qualcuno entra in un ufficio climatizzato, qualcun altro aspetta l'autobus sotto il sole. C'è chi torna in una casa ben isolata e chi in un appartamento che ha accumulato calore per tutto il giorno. Tutti diciamo: “fa caldo”. Eppure, questa esperienza cambia da persona a persona e da un luogo all'altro.

Secondo i dati ARPAE, l'estate 2026 in Emilia-Romagna è stata caratterizzata da temperature particolarmente alte. Il caldo è stato intenso, ma soprattutto persistente, con 5 ondate di calore che hanno interessato gran parte della stagione. Giugno, luglio e agosto si sono così collocati tra i mesi più caldi osservati dal 1961. In totale si sono registrate 47 notti tropicali, cioè notti con temperature minime sopra i 20 °C, e 32 giorni torridi, con massime oltre i 35 °C.
Temperature medie giornaliere in Emilia-Romagna, maggio–settembre 2026, a confronto con i valori climatici del periodo 1991–2020. Fonte: ARPAE Emilia-Romagna
COME SI RENDE VISIBILE IL CALDO?
È una delle domande al centro di THE CLIMATE DIVIDE, il progetto fotografico del fotogiornalista Michele Lapini. Attraverso una termocamera, ha fotografato le differenze di temperatura che percepiamo senza poterle vedere, invitandoci a riflettere sulle disuguaglianze socioeconomiche che amplificano gli effetti del cambiamento climatico.

In città, non tutti hanno le stesse possibilità di proteggersi dal caldo. Età, condizioni di salute, reddito, qualità dell’abitazione, tipo di lavoro e accesso agli spazi verdi contribuiscono a rendere alcune persone e comunità più vulnerabili di altre. In Italia, secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica, nel 2024 oltre 2,4 milioni di famiglie vivevano in condizioni di povertà energetica: un quadro a cui si collega anche la cooling poverty, la difficoltà di mantenere la propria abitazione sufficientemente fresca durante il caldo intenso.
In occasione della Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2026 al CNR di Bologna, PROAMBIENTE ha curato la realizzazione grafica di pannelli divulgativi, utilizzando le fotografie di Michele per costruire un racconto sul caldo urbano. I pannelli sono stati presentati anche a Serra Madre in occasione del talk Climate Divide – Rendere visibile l'invisibile, nell'ambito di Sensing the Climate – Festival dell'Immaginazione Ecologica organizzato da Kilowatt ai Giardini Margherita di Bologna.

Il fatto che due luoghi molto vicini possono avere anche due microclimi molto diversi porta subito a una seconda domanda: perché succede questo fenomeno?
IL CALDO DIPENDE DALLE CARATTERISTICHE DELLO SPAZIO URBANO
Alle immagini di Michele, abbiamo affiancato un esperimento con piccoli campioni di materiali e superfici urbane. L’obiettivo era capire perché superfici diverse si scaldano e si raffreddano in modo differente e quale ruolo abbia la presenza d’acqua.

Quando la radiazione solare raggiunge una superficie, infatti, la sua energia segue strade diverse: una parte viene riflessa, una parte assorbita e immagazzinata, una parte trasferita all’aria e, quando è disponibile, all’acqua di cui una parte viene utilizzata nei processi di evaporazione dai materiali e di evapotraspirazione dalle piante. Superfici anche molto vicine possono così sviluppare condizioni termiche differenti pur essendo esposte allo stesso sole.
In questo quadro, la natura in città assume un ruolo importante. Dare spazio alla vegetazione significa restituire spazio a processi naturali di regolazione del microclima che l’urbanizzazione tende a ridurre. Gli alberi, con la loro chioma, ombreggiano: intercettano parte della radiazione solare prima che raggiunga strade, edifici e persone. Allo stesso tempo contribuiscono al raffrescamento attraverso l’evapotraspirazione.
L’acqua assorbita dalle radici risale fino alle foglie e viene rilasciata nell’atmosfera sotto forma di vapore attraverso gli stomi, minuscole aperture presenti sulla loro superficie. Per evaporare, l’acqua richiede energia, sottratta soprattutto alla superficie fogliare e all’ambiente circostante. Il processo aiuta la pianta a regolare la propria temperatura e sostiene il continuo movimento dell’acqua dalle radici alle foglie. Quello che per la pianta è un meccanismo fisiologico essenziale, per la città diventa così un servizio ecosistemico, ovvero contribuire a creare un ambiente che si scalda meno.
Capire questi meccanismi porta a una conseguenza importante: progettare lo spazio urbano significa anche progettare il suo microclima.
DALLE SIMULAZIONI ALLA PIANIFICAZIONE URBANA
La ricerca sul clima urbano ha sviluppato negli anni strumenti sempre più sofisticati per capire come edifici, superfici, vegetazione e condizioni atmosferiche interagiscono tra loro. Tra questi, il modello ENVI-met permette di ricostruire uno spazio urbano in 3D e simulare come variano, da un punto all’altro e nel corso della giornata, temperatura dell’aria e delle superfici, umidità, ventilazione e comfort termico. I dati raccolti attraverso sensori sul campo possono essere confrontati con i risultati del modello per verificarne la capacità di riprodurre le condizioni reali.
Il valore della simulazione sta soprattutto nella possibilità di usarla durante un progetto di pianificazione o rigenerazione urbana. Dove serve più ombra? In quale punto la vegetazione può essere più efficace? Un materiale più riflettente migliora davvero il comfort o aumenta la radiazione ricevuta dalle persone? La disposizione degli edifici favorisce la ventilazione oppure crea zone dove il calore tende a ristagnare?
Confrontando lo stato attuale con diverse ipotesi di trasformazione, è possibile verificare gli effetti di ogni scelta, individuare eventuali conseguenze indesiderate e affinare progressivamente le soluzioni prima di realizzarle.
PROAMBIENTE, in collaborazione con l’Istituto per la BioEconomia del CNR (CNR-IBE), lavora proprio con ENVI-met: integriamo modellazione numerica e monitoraggio ambientale sul campo per portare il microclima nei processi di progettazione urbana. L’obiettivo è offrire a pubbliche amministrazioni, progettisti e gestori di grandi aree strumenti per valutare le trasformazioni già nelle prime fasi del progetto.
Un esempio arriva dall’Area di Ricerca CNR di Bologna, dove abbiamo analizzato circa 150.000 m² di superficie con circa 350 alberi. Il confronto tra il microclima attuale e uno scenario in cui gli alberi sono stati rimossi virtualmente ha mostrato, in alcune zone, una differenza massima simulata della temperatura dell’aria di circa 4,9 °C alle ore 15:00 del 25 giugno 2025, a 1,5 metri dal suolo.
NATURE-BASED SOLUTIONS PER UNA CITTÀ PIÙ FRESCA
Una volta individuati i punti più caldi, la domanda diventa quali interventi possano migliorare davvero le condizioni di uno spazio. Le simulazioni ci aiutano a valutare le Nature-Based Solutions (NBS) da progettare: soluzioni che utilizzano vegetazione, acqua, processi naturali e tecnologie per affrontare le sfide climatiche e ambientali.

Immagini: Rigenerare la città con la natura - progetto REBUS®, Regione Emilia-Romagna
Una guida utile per approfondire strategie e soluzioni di rigenerazione urbana basate sulla natura
Strade alberate, parchi e giardini tascabili, tetti e pareti verdi, parcheggi ombreggiati, suoli permeabili e giardini della pioggia sono alcune delle possibilità. Si possono studiare anche interventi complementari, come pavimentazioni più riflettenti, aree di sosta ombreggiate e sistemi di gestione delle acque meteoriche. Ogni luogo ha caratteristiche proprie: materiali, esposizione al sole, disponibilità d’acqua e disposizione degli edifici influenzano l’efficacia delle diverse soluzioni.
A queste valutazioni, possiamo affiancare i-Tree, uno strumento che stima i benefici ecosistemici della vegetazione: dalla CO₂ assorbita agli inquinanti rimossi dall’aria, fino all’intercettazione dell’acqua piovana e al risparmio energetico. Insieme, ENVI-met e i-Tree aiutano a considerare sia gli effetti sul microclima sia i benefici ambientali del verde, per confrontare le alternative progettuali su basi misurabili.
LE FOTOGRAFIE CI MOSTRANO IL PROBLEMA
LA RICERCA CI MOSTRA LE SOLUZIONI
Il progetto di Michele Lapini e l’attività di PROAMBIENTE si incontrano nella volontà di rendere più comprensibile il microclima e le sue conseguenze sulla vita delle persone.
Le fotografie ci ricordano che viviamo sotto lo stesso cielo, ma non necessariamente nello stesso clima. The climate divide non è un confine tracciato sulla mappa della città, ma è una linea che separa persone con possibilità molto diverse di sottrarsi al caldo. Passa tra un viale alberato e una fermata dell’autobus senza ombra, tra un ufficio climatizzato e chi lavora per ore all’aperto, persino tra un adulto in buona salute e una persona anziana.
La ricerca può aiutarci a capire come trasformare la città per rendere il caldo meno gravoso, soprattutto nei luoghi e per le persone che ne subiscono di più gli effetti. Gli strumenti per progettare città più fresche esistono già. La sfida è portare queste conoscenze nelle scelte urbanistiche, attraverso la collaborazione tra ricerca, progettisti, amministrazioni e cittadini.
La nostra città scotta. Tu come la cambieresti?

FONTI E APPROFONDIMENTI
- ARPAE Emilia-Romagna (2026) – L'estate 2026: temperature eccezionali e precipitazioni nella norma. Dati sulle ondate di calore, le notti tropicali e i giorni torridi.
- ARPAE Emilia-Romagna – Grafici climatici regionali. Andamento delle temperature medie giornaliere e confronto con il periodo climatico 1991–2020.
- European Environment Agency (EEA) – Cooling buildings sustainably in Europe: exploring the links between climate change mitigation and adaptation, and their social impacts. Vulnerabilità sociale, surriscaldamento delle abitazioni e accessibilità del raffrescamento.
- Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE) – La povertà energetica in Italia nel 2024. Dati sulla diffusione della povertà energetica nelle famiglie italiane.
- ENVI-met – Microclimate Simulation Software. Modello di simulazione del microclima urbano.
- i-Tree – i-Tree Tools. Strumenti per la valutazione dei benefici ecosistemici della vegetazione urbana.
- Regione Emilia-Romagna e Politecnico di Milano, Rigenerare la città con la natura. Strumenti per la progettazione degli spazi pubblici tra mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, progetto REBUS®, seconda edizione, 2018.